
CATULLO
Inizio con una notazione non pertinente: è il mio poeta preferito. Per la sua bravura, la sua capacità di descrivere in maniera vivida i mutevoli sentimenti umani, Catullo è insuperabile. Della sua vita non sappiamo quasi nulla. Suo padre era amico di Cesare, aveva una villa sul Garda, a Sirmione (probabilmente non sono i resti che portano il nome di Villa di Catullo) nella quale Cesare stesso fu spesso ospite.Quando Catullo arrivò a Roma, giovane e a modo suo ingenuo, fu preso dal vortice della vita che la grande città consentiva. Faceva parte del gruppo dei poetae novi, i quali si prefiggevano di fare una poesia dal contenuto disimpegnato, breve nella forma, rifinita alla maniera alessandrina. Ma a differenza degli altri – nonostante lo studio che c'è dietro ogni componimento, dal più volgare al più struggente- non traspare il manierismo e l'impegno, ma immediatezza e sincerità. I temi preferiti erano l'amore, le donne, gli amici (adorati, presi in giro, insultati, mai indifferenti), la derisione verso la politica ufficiale.
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Catullo non risparmiò nessuno, né Cicerone – che era apertamente critico verso questa forma di poesia e quegli ideali di vita- né Cesare, che non se la prese visto che in genere sapeva stare allo scherzo, e poi era sempre pubblicità. Catullo amava teneramente il fratello, morto nella Troade, a cui dedicò una poesia davvero triste che poi divenne modello per Foscolo. La passione della sua vita, quella che forse lo spense, fu per Clodia. Nobildonna di costumi fin troppo facili, bellissima e (Cicerone, che la odiava, la chiamava con disprezzo Occhidolci, alla faccia del disprezzo) fedifraga, ricambiava il sentimento assoluto di Catullo seguendo il proprio umore. Questa passione così tormentata rende le poesie dedicate a Clodia, da lui chiamata Lesbia – in omaggio all'isola della raffinatissima poetessa Saffo, spesso presa a modello- uno specchio e un'analisi impietosa del sentimento sentimento, del suo spingersi al di là della razionalità, negli scoramenti, negli entusiasmi, nel disprezzo, nella scissione tra l'affetto e la sensualità.
Nei Carmina di Catullo si trovano anche un poemetto, poesie ingiuriose piuttosto pesanti, un epitalamio molto bello (almeno a me piace molto). Probabilmente proprio a causa del contenuto erotico molte poesie sono andate perse, e comunque quelle sopravvissute sono ritornate alla luce tardi: non bisogna dimenticare la morale dei pochi, i monaci, che gestivano quel tanto di carta che si poteva usare nei secoli bui.
Troppo vino, troppo amore, troppa vita spensero in anticipo la fiamma di Catullo.
E visto che è il mio poeta preferito, riporto, oltre al dicono di lui, alcuni dei miei versi preferiti. Se solo una persona avrà poi voglia di comperare il libro, sarò contenta.
La mia donna dice di non volersi unire a nessuno se non a me,
neppure se la bramasse lo stesso Giove.
Dice. Ma ciò che una donna dice all'amante appassionato
Conviene scriverlo nel vento e nell'acqua vorticosa.
Viviamo, mia Lesbia, e amiamoci
Tutti i brontolii dei vecchi severi
non stimiamoli che una moneta!
Il sole può tramontare e sorgere:
per noi, tramontata la breve luce,
c'è solo una notte eterna da dormire.
Dammi mille baci, poi cento
Poi altri mille, poi ancora cento,
poi ancora mille e ancora cento.
Poi, quando ce ne saremo scambiati migliaia,
confondiamo la cifra, per non sapere
o perché nessun maligno possa invidiare una tale somma di baci
Dicevi un tempo, Lesbia, di voler amare solo me
E di non voler neppure Giove al posto mio.
Allora io ti amai non tanto come la gente comune ama l'amante,
ma come un padre ama profondamente i figli.
Ora so chi sei: anche se ardo ancora più intensamente
per me sei più vile e insignificante.
Com'è possibile? Chiedi. Perché un'offesa tale
Costringe l'amante ad amare di più, ma a voler bene di meno
…Bella come un giacinto
fra i mille colori dei fiori
in uno splendido giardino
dove sei? Il giorno se ne va:
esci, esci sposa bambina.
Esci, esci bambina. Ascoltami
se credi che sia giunto il tempo
Guarda come s'è fatta d'oro
la fiamma delle torce al vento:
esci, esci bambina…
Tutte le traduzioni, abbastanza libere, sono reminiscenze del liceo. Sono libere perché la grammatica sta alla mia testa come lci sta la matematica. L'ultima invece è una traduzione di Mario Ramous per l'edizione Garzanti, in cui ho letto questo brano di cui mi sono innamorata. E' l'epitalamio a Vinia Aurunculeia e Lucio Malio Torquato. A differenza degli epitalami greci è concreto e poetico a un tempo, calato nella realtà romana (cita elementi della cerimonia, scene reali di quotidianità e vita familiare) e per la tenerezza riservata alla giovanissima sposa, letteralmente una “nuova sposa”…una sposa bambina.
ANTONIO
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Caratterialmente e fisicamente, è uno dei rari casi in cui la fantasia che colma il vuoto della storia corrisponde alla quasi certa verità. Fisicamente parlando era un “marcantonio”, tant'è che i congiurati, la mattina del 15 marzo, cercarono di intrattenerlo fuori dalla Curia per evitare che con la sua possanza fisica complicasse l'assassinio di Cesare. Era esuberante, vivissimo, amante di tutti i piaceri della vita, era tuttavia soggetto a forti e improvvisi scoramenti. Non era un tipo da mezze misure, forse per questo trovò in Cleopatra l'altra metà della mela. Venendo ai tempi che ci riguardano, nacque nell'83 a.C. e la sua carriera si snodò nel segno di Cesare. Fu in Gallia a prestare servizio nel suo stato maggiore tra il 52 e il 51, poi rappresentò e amministrò gli interessi di Cesare a Roma, quindi combatté a Farsalo come capo delle truppe dell'ala sinistra.
Nel 44 a.C. egli era console, dunque prese in mano la situazione quando il suo collega fu assassinato. Gli furono consegnati i testamenti, amministrò le esequie di Cesare con molto calore, tanto che la ricostruzione che Shakespeare fa del suo discorso è abbastanza verosimile nel modo di porsi all'uditorio: Cicerone, nelle Filippiche, stigmatizza la sua eloquenza fin troppo accesa.
Ovviamente Antonio non poteva vedere di buon occhio il giovanissimo Ottaviano, che voleva essere l'erede di Cesare non solo designato, ma anche nei fatti. Risultato fu un accordo, un nuovo triumvirato, per vendicare Cesare e colmare il vuoto di potere, dato che i cesaricidi non avevano alcun piano politico se non un astratto ritorno al regime dei Padri. L'interesse dei senatori si concentrò su queste figure: se il non proprio moralista Antonio era stato il braccio destro di Cesare, Ottaviano ne era diventato il figlio ma, così giovane, fu da loro erroneamente creduto più malleabile, più soggetto alle influenze delle idee degli anziani. |
Le già citate Filippiche – orazioni pronunciate da Cicerone contro Antonio che prendono il nome da quelle che Demostene pronunciò contro Filippo il macedone – ribadiscono sempre la dissolutezza di Antonio e la bravura di Ottaviano. Il triumvirato – Antonio, Lepido e Ottiaviano- questa volta durante le guerre civili non lesinerà le liste di proscrizione, e Cicerone pagò cara la sua avversione ad Antonio, con il beneplacito del pupillo Ottaviano. Quando però Antonio si lega a Cleopatra, inizia a curarsi delle province dell'est, a scegliere un tipo di vita ellenistico, si fa preda di Ottaviano, che può orchestrare una propaganda negativa contro di lui, anche perché nel frattempo Lepido era stato emarginato, estromesso di fatto, per la seconda volta nella storia un triumvirato non esisteva più, ma solo due uomini opposti e pronti a darsi battaglia. Battaglia che vedrà le truppe di Antonio e Cleopatra sconfitte ad Azio, nel 31 a.C. Antonio si suicidò ad Alessandria nel 30 a.C.
Si chiuse così una lunga serie di guerre civili iniziate già con Silla, una lunga scia di sangue, con la morte di molti uomini, e di quella che fu la Roma repubblicana. Nessuno poteva negare che era tempo di impero, e Ottaviano sarebbe diventato l'Augusto.
OTTAVIANO
Quello che noi conosciamo come Augusto si chiamava in verità Ottavio, era figlio di Azia e Filippo, due bravi e modesti genitori. Azia era figlia di Giulia, sorella di Cesare. E qui la vita del tranquillo giovinetto - gracile ma di precocissima mente - svolta, perché il prozio Cesare non solo si interessa e si affeziona a lui, ma lo adotta nel testamento come suo erede legittimo.
Il 15 Marzo il giovane Ottavio diventa Caio Giulio Cesare Ottaviano. Augusto è un titolo onorifico (Colui che si innalza) che gli verrà tributato quando ormai- anche se nessuno lo diceva- divenne imperatore.
Per quel che interessa il nostro periodo – date le lacune umane della storia – viene da chiedersi se per Cesare il giovane Ottavio fosse, di nuovo, solo una pedina interessante o anche qualcosa di più, il figlio romano che serviva, e che forse aveva dimenticato di volere. Ottavio condivise lunghi periodi in tenda con lo zio, e altrettanti lunghi periodo in casa dello zio, anche in sua assenza.
Tutti insistevano sulla sua giovinezza. Puer , fanciullo, ragazzino, ragazzetto, ma doveva avere un che di inquietante per l'aspetto angelico e l'intelligenza sezionatrice. Cesare sapeva che, a differenza di lui, Ottavio era meno scavezzacollo, meno generoso, se è possibile più calcolatore ma con grazia , quindi si curò perché avesse la migliore istruzione: Ottavio non aveva la mente del generale, né dello scrittore, ma dell'uomo di Stato. Anche di qualcosa di più dell'uomo di Stato. Fu, tra l'altro, un ottimo pubblicitario di se stesso.
Alla morte di Cesare, nonostante fosse giovanissimo e praticamente solo, Ottaviano riuscì a prendere in mano la situazione, o meglio a toglierla dalle mani di Antonio, formò con lui e Lepido un nuovo triumvirato, fecero nuove guerre civili che non risparmiarono in proscrizioni, poi Ottaviano si trovò solo contro Antonio, vinse ad Azio nel 30 a.C. e il gracile pulcino divenne tacitamente il primo imperatore. |
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Le resistenze più dure in questo senso erano state abbattute da Cesare, dalla sua attività e dal suo sangue, ma Ottaviano Augusto riuscì a dare forma concreta a quello che poteva essere un impero, a raggiungere un equilibrio. Senza pietà, ma con moderazione: una contraddizione assurda che però fece di lui il solo imperatore delle stirpe Giulio - Claudia che morì di vecchiaia nel suo letto, circondato dalle persone a lui più care.
PISONE
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E' una personalità che si può solo ricostruire cercando notizie sparse, per deduzione, ma che merita attenzione perché può rappresentare i tanti senatori della sua epoca, la loro vita, le loro storie. Nacque nel 100 a.C. e per molti anni non si sa nulla di lui finché diventa console grazie all'appoggio politico di Cesare, del quale nel frattempo era diventato suocero, dandogli in sposa la figlia. Non si può dire che abbia brillato come politico, se non che fu uno dei pochi ad avere il coraggio, dopo la morte di Cesare, di chiedere a un Senato confuso e indeciso, un degno funerale. Sappiamo, politicamente, anche del suo scontro con Cicerone che contro di lui scrisse pronunciò In Pisonem, orazione piuttosto virulenta nella quale si scaglia contro Pisone e Gabinio (responsabili del suo esilio) prendendosela anche con gli epicurei e i loro costumi. Sua era la magnifica Villa dei Papiri che si trova… sotto il Municipio di Ercolano. Da quando ho visto la ricostruzione in computer grafica non me ne faccio una ragione... |
Dai difficoltosi scavi sono stati reperiti – oltre a importantissimi papiri che conservano piccoli trattati sull'epicureismo e poesie d'amore, attribuibili a Filodemo, ma forse qualcosa a Pisone stesso- anche molte opere d'arte. Indubbiamente non tutto il rinvenuto era di sua proprietà, perché la vita nelle città vesuviane si fermò dopo più di un secolo. Tuttavia la villa fu tenuta da un figlio, console nel 15 a.C, ma ci sono almeno altre due generazioni di proprietari. Purtroppo gli scavi sono molto difficoltosi. Considerando, comunque, l'età per il consolato, mi sono sempre chiesta come mai, per iniziare la vita politica, abbia preferito maritare una figlia piuttosto che avvalersi dell'aiuto di un figlio: un matrimonio e una donna all'epoca, e nella classe sociale in questione, erano un'alea. Probabilmente, quando la cara Calpurnia aveva circa diciotto anni, questo figlio maschio non era ancora nato. Nulla di strano se si pensa che i nobili dell'epoca si sposavano più volte anche molto tardi. Sono solo mie illazioni, che non aspettano altro che smentite documentate, tuttavia tentano, a tastoni, di ricostruire la personalità di un essere umano poco conosciuto, prima che di un personaggio storico. Un senatore come tanti, che fece alcune ottime mosse, altre preferì non farle, perché alla fin fine doveva essere e molto più confortante parlare di filosofia e poesia guardando il mare. E come dargli torto?
In questa ricerca, che è un po' il mio assurdo hobby, mi sono imbattuta in un gioiello:
… Mal volentieri e con animo ostile avrei sopportato le tua ingiurie, Marco Tullio, se avessi saputo che usi questa petulanza di proposito più che per una malattia dell'animo…
Frammento tratto da un libello attribuito a Sallustio e invece pubblicato da Lucio Pisone nell'autunno del 54 a.C. Vi è severamente stigmatizzata la versatilità del “Romolo di Arpino” e del “trasfuga volubile”, in Jemore Carcopino , Giulio Cesare, Rusconi, 1993
SALLUSTIO
Ricordiamo quest'uomo come storico, le cui opere non hanno tanto valore per l'obiettività, quanto per il giudizio morale che traspare e la particolarità dello stile di scrittura. In politica, Sallustio ebbe tutte le sfortune. In compenso, ebbe una sola, grande fortuna… non è carino dirlo così, ma è vero: era amico di Cesare. Accusato di estorsione mentre era al comando della provincia d'Africa, se la cavò solo grazie a Cesare che lo tirò fuori per i capelli. Ma da allora, onde evitare di fare altri danni, rimase fuori dalla vita politica, si dedicò a scrivere e lo fece molto bene: La guerra contro Giugurta, La congiura di Catilina che ci sono pervenute, poi delle Storie relative agli avvenimenti del 78 a.C, che non ci sono pervenute, e infine delle Epistulae ad Cesarem senem, sicuramente spurie, che seguono il filone moralista che aveva intrapreso.
CLODIO
Patrizio sfrenato e demagogo, potrebbe essere considerato un Pierino la peste, se solo non avesse creato tanti gravi disordini. Che i suoi modi di contestazione non fossero ortodossi si vide già quando fomentò un ammutinamento nell'esercito di Lucullo, che per altro era suo cognato. Inoltre il suo vero nome era Claudio, ma si fece chiamare Clodio e spinse una famiglia plebea ad adottarlo, per poter conseguire l tribunato. Fece scoprire la sua pasta già per la storia che tutti sanno (o dovrebbero sapere) del sacrilegio ai riti della Bona Dea. Per chi non la sapesse, la racconto in due parole. Erano riti per sole donne, che si tenevano a casa del pontefice massimo. Quindi a casa di Cesare, che allora era sposato con Pompea, donna della quale sappiamo ben poco, se non che tutti la ritraggono come una bellissima sciocchina…ma che ne sappiamo? Semmai era un genio…E Clodio, per incontrarsi con lei, si introdusse ai riti vestito da donna. Ma la sua voce virile fu riconosciuta. Personalmente immagino la scena, alquanto farsesca… Ci fu un processo per sacrilegio, ma Cesare – al quale altro importava - fece assolvere tutti, anche Pompea , ripudiandola però con la motivazione che “ la moglie di Cesare deve essere al di sopra del sospetto”. Cesare aveva messo gli occhi su Clodio, infatti sia lui che Pompeo ne favorirono l'adozione da una famiglia plebea e fecero sì che fosse eletto tribuno della plebe nel 58, e contribuì a mandare in esilio gli avvelenatissimi Cicerone e Catone.Tuttavia Clodio si svincolò presto dai triumviri , e anzi li osteggiò sia con la propaganda sia con la violenza fisica, creando vere bande popolari (ne seppe qualcosa Pompeo, che nel frattempo di trovava a Roma…). Quando Cicerone tornò dall'esilio il potere di Clodio – nel frattempo contrastato dalle bande armate di Milone, assoldato da Pompeo- diminuì, ma continuò a far danni e creare disordini finché nel 52 a.C. rimase ucciso nei violenti scontri, i suoi seguaci per tutta risposta incendiarono il Senato, per tutta risposta Pompeo divenne console unico e così via… Chicca delle chicche, la sorella di Clodio era proprio la Lesbia amata da Catullo, che non si faceva certo mancare anche lei di incendiare Roma come poteva….Come disse una saggia donna: da un albero di mele non nascono banane.
CRASSO
Crasso è passato alla storia come “Il ricco” e ricco lo era davvero. Nacque nel 115 a.C. da famiglia nobile, passò dalla parte di Silla durante le guerre con Mario, ma quello che lo fece arricchire enormemente erano le sue attività di speculazione sui palazzi: infatti le proprietà dei proscritti da Silla passarono tra le sue mani, e trovare palazzi crollati di cui rivendere il materiale era, a Roma, all'ordine del giorno. Nel 72, con sei legioni, fu lui ad annientare Spartaco e gli schiavi ribelli, ormai consegnati alla mitologia da un libro e un film (che consiglio, ma forse mi è caro perché fa parte della mitologia filmica di mio papà). Nel 70 fu console insieme a Pompeo, e bisogna dire che i due tanto non andarono d'accordo che Virgilio ricordò, anni dopo, di essere nato sotto ‘quel' consolato. Quando anni dopo entrò nel triumvirato poté ottenere cariche e soprattutto un relativo accordo con Pompeo.
Il triumvirato era una macchina quasi perfetta, dato che i tre componenti (Cesare, Pompeo e Crasso) avevano l'uno bisogno dell'altro e comodo di tenere a bada il vicino, in vista delle loro qualità. Era una macchina quasi perfetta perché con gli anni le qualità umane e politiche cambiano, e fu allora che il triumvirato andò in crisi. Nel 55 Crasso volle intraprendere una spedizione contro i Parti, ma fu sconfitto in maniera tragica.
Usualmente, visto ilsuo curriculum di palazzinaro, è immaginato come un grassone e i giochi di parole all'epoca di Mani Pulite si sono sprecati, eppure guardando i busti si scopre che non somigliava nemmeno a un flaccido faccendiere, ma piuttosto al militare che sconfisse Spartaco.
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