La televisione, media principe dei nostri giorni (e lieta epoca sarà, quando verrà scalzata da un web di qualità e dalla riscoperta del libro), sta di recente interessandosi di nuovo dell'antichità. C'è modo e modo per farlo, vediamo - senza peli sulla lingua, maanche senza pretese eccessive - cosa è passato sui nostri schermi, e per cosa vale la pena, magari, di sfruttare la tesserina del Blockbuster.

Parleremo di Rome, serie Tv d'oltreoceano e di classe mai vista, deil film Tv di Uli Endel e della serie Imperium della RAI. Posso anticipare che l'ordine scelto non è affatto casuale...

ROME

Iniziamo da questa serie, vuol dire farlo dalla crema.

Mi ostino a chiamarla Rome, col titolo inglese perché è una serie da vedere rigorosamente in versione e lingua originale: per un'idiozia italiota, molte scene sono state girate in una versione studiata apposta per non turbare la sensibilità italiana. Quindi le natiche - tranquillamente visibili dai marmi antichi agli stacchetti che popolano ogni varietà - vengono costantemente avvolte in drappi purpurei, e così via. Per altro gli attori, tutti bravissimi ed estremamente credibili, recitano in un ottimo inglese british, quindi comprensibilissimo e anche istruttivo.
La prima cosa che balza all'occhio sulla serie è l'assoluto realismo e la precisione maniacale con cui gli sceneggiatori hanno curato la storia, l'ambientazione, le vicende. Certo, ci sono piccole sviste, piccoli slittamenti temporali (es. a volte sesterzi e denarii vengono tradotti in penny, Cesarione nella realtà nasce mentre Cesare sta combattendo a Zela, Ottavio ha 18 anni quando Cesare muore, e si trova fuori dall'Italia) ma, ripeto, stiamo assistendo a una narrazione e non ad un documentario. La media è altissima. Le pitture antiche - dai banchetti ai lupanari - prendono vita (nota per i puritani: vedete tutta la serie, e poi chiedetevi perchè la posizione del missionario si chiama così... non è un caso, e gli sceneggiatori sonon stati attenti anche a quello). Voreno in toga sembra la versione vivente dei magistrati di marmo. Le Idi sono meravigliosamente ispirate a Svetonio, ne riprendono l'asciuttezza, e ne caricano la muta violenza. Non c'è poesia nella morte, non c'è eroismo, non c'è destino, ed è proprio questo che la rende drammatica.
A livello prettamente narrativo, per me è stato un sollazzo seguire l'intera serie: nessuno è perfetto. Come nella vita, non esiste il bianco e il nero. Non c'è un angelo o un eroe in questa storia, come nella realtà.
Pullo è una persona pulita e semplice, ma è anche un violento. La rettezza interiore di Voreno è anche la fine della sua famiglia. Cesare è lungimirante, ma crudelmente calcolatore, come l'intelligentissimo e glaciale nipote Ottavio. Niobe riesce a ricostruire il suo rapporto matrimoniale, ma costringendo la figlia a una menzogna infamante. Servilia è determinata nella passione come nel disprezzo. Ottavia è sensibile, ma fragile e manipolabile. Timone è un uomo rozzo e greve, ma si scandalizza quando deve aggredire Servilia in mezzo alla strada, su mandato dell'insaziabile Atia (gli manca solo di farsi il banditore obeso: aspetto il suo full nelle prossime serie). Pompeo è uno sconfitto, e dei vinti porta tutto il doloroso carico umano di chi ha dovuto abbandonare la sua tracotanza. E così via.
La sceneggiatura è compattissima: alla fine tutti i conti tornano, quel che era stato introdotto all'inizio e che sembrava superato ritorna poi, e travolge tutti, nel finale. Delle vie si chiudono, e altre si aprono proprio alla fine della serie, lasciandoci in attesa del proseguimento. Forse il personaggio meno curato è stato Catone, che perde tutto il carisma di chi libertà va cercando e - credo - in "Utica" muore a pochi minuti dall'inizio. Peccato: da Sallustio in poi, lui e Cesare sono stati sempre messi a confronto come due giganti carismatici. Bruto è ben reso, spesso il cinema ha fatto scempio dei cesaricidi, anche se lo preferisco in altre versioni, quando ai motivi politici che muovono la sua mano si uniscono motivi più interiori, ma senza sbrodolare. Diciamo che al momento della congiura diventa un po' troppo appendice della feroce mamma. Peccato che Cassio sia un po' defilato, visto che il mastino del gruppo in realtà fu lui.

Presto una gallery, in fervida attesa della seconda serie.

GIULIO CESARE

Mediaset ha trasmesso una miniserie in due parti sulla vita di Giulio Cesare. Il mio giudizio a riguardo è abbastanza articolato. Diciamo che la prima e la seconda sono profondamente diverse come qualità. La prima parte, infatti, va dalle proscrizioni sillane al triumvirato, quindi vuol narrare vita e formazione del giovane Cesare. Non è facile farlo, perché il periodo è lunghissimo e gli episodi marginali vanno trattati con cura, spiegati, altrimenti conviene ometterli per evitare che diventino incomprensibili, come invece accade. Per esempio è narrato il rapimento di Cesare ad opera dei pirati. Non si capisce molto se non si conosce già l'evento e comunque per l'impossibilità di renderlo tutto si è scelto di farne un riassunto assolutamente insipido e menomato, per altro, della volitiva vendetta di Cesare. Insomma, un fallimento. Ci sono, per converso, alcune scene visivamente molto felici, come il matrimonio di Giulia e Pompeo - notare il colore del velo- e comunque si getta sui personaggi già una luce diversa. Insomma, ho apprezzato che per una volta Cesare non sia la caricatura di Mussolini, come in tutti i filmoni del tempo che fu. Bello il pezzo in cui Cesare inizia l'assedio di Alesia, ma proprio quando il film inizia a prender ritmo, finisce la prima parte. I costumi sono belli e quasi tutti gli attori sono credibili. Per quanto Silla sia un po' eccessivo (sembra Darth Vader! :-) ) l'interpretazione di Richard Harris è divertente. basta dimenticare che,appunto, si tratta di Silla e non di un Sith.
Errori: non si parla del triumvirato, di Cicerone, di Crasso (tanto che la sconfitta di Spartaco è attribuita a Pomepo); Giulia nella realtà nacque dopo il periodo sillano e Cornelia morì successivamente partorendo il secondogenito che sopravvisse poco; Silla non morì certo nella vasca da bagno (quello era Marat!); non credo proprio che una donna avrebbe potuto salire i gradini di un tempio per soccorrere un console; non si parla del triumvirato e si dovrebbe, mentre si parla diffusamente dell'epilessia che invece andava nascosta... La seconda parte assume ritmo, anche grazie agli eventi narrati che sono più avvincenti, pregnanti, e anche noti. Si inizia con la strage di donne e bambini di Alesia, scena molto evocativa. Ho apprezzato che i guerrieri Galli siano considerati temibili e abbiano una loro dignità, che nessuno dei combattenti sia un eroe puro ma tutti si macchino dei crimini di guerra. Potino era praticamente il Mago Othelma, più di qualcuno - ogni riferimento a consorti non è puramente casuale - ha definito Cleopatra una gran gnocca, anche se -spiacente di togliere illusioni- in realtà aveva un fascino molto più interiore, tutta la preparazione della congiura era davvero inquietante, ma Bruto fa finalmente una figura degna: non un debole, né un esaltato. Però era davvero difficile non chiedere a Cassio come stava il commissario Rexi... personalmente tutti i momenti prima dell'assassinio e l'assassinio stesso mi sono piaciuti molto, il crescendo di tensione quando Porzia lascia cadere il bicchiere è avvincente. Notevole il trucco applicato a Jeremy Sisto-Cesare (molto più nel ruolo in questa seconda parte che nella prima), che nelle ultime scene rende le sue labbra molto simili ad alcuni busti di Cesare. Hoforti riserve su Tobias Moretti-Cassio... più che altro perché è senza cane!(e non mi piaceva molto la voce italiana) E su Antonio, assolutamente mal reso. La pettinatura di Vercingetorige era praticamente quella di Asterix con i capelli lunghi E al solito il povero Catone poteva dare di più, essere caratterizzato meglio - come per altro meritava e sarebbe stato facile attenendosi a fonti come ad esempio Sallustio- anche se la sua versione barbuta mi è piaciuta maggiormente.

IMPERIUM

In RAI, invece, è trasmessa e -deo gratias- interrotta una serie di telefilm del progetto Imperium. Non vorrei sembrare faziosa se li definisco davvero tremendi... Ho visto tutto Augustus, che per molti aspetti è più fedele alla storia rispetto al tf di Uli Endel su Cesare. Tuttavia, forse proprio per questo, l'ho trovato un pò noioso. Tra un film e un documentario ci sono delle differenze, e se esiste la licenza poetica -che, se ben sfruttata, è anche ben accetta- certamente c'è qualche motivo... Nota di merito, l'attore che interpreta il giovane Ottaviano: ha una somiglianza somatica davvero impressionante, sembra di vedere viva e vitale la celebre statua di Augusto di Prima Porta. Nota di demerito, l'atroce Cleopatra di Anna Valle. La regina egiziana non è un personaggio semplice da rendere senza cadere negli stereotipi - e fin'ora, nessuno mi sembra esserci riuscito- ma se recitata male e vestita come una donnina di Briatore è inguardabile e inaccettabile... ci sono delle scene in cui è involontariamente comica, come quando l'aspide fatale le striscia addosso e lei ha strani spasmi: verrebbe da ricordarle la differenza tra un aspide e un vibratore ... O quando davanti ad Antonio morto - infilzato indegnamente come un pollo allo spiedo - reclina la testa all'indietro, corpo immobile, e come climax spara un urlo isterico. Anche Antonio va maluccio. Praticamente passa il film in orizzontale, nell'alcova. E, alla fine, la sviolinata non poteva mancare: Augusto morente dichiara che durante il suo regno è nato Gesù Cristo. Siamo seri: Augusto non immaginava minimamente chi fosse nato durante il suo regno, e manco gli importava, come non importò agli imperatori per i lunghi secoli in cui i cristiani furono una piccola setta, fino a che Costrantino si è trovò a scegliere tra Cristo e Mitra! Poi è uscito Nerone.... o meglio, San Paolo. Mi sono rifiuata di vederlo. Una serie di luoghi comuni su Nerone e i Cristiani, il povero Lucio Domizio Enobaro che davanti a Roma in fiamme fa la faccia da Dottor Male ed esclama (magari con il canino che luccica, come nei cartoni animati) "I crissstianiiii....siii..." Non si spara sulla croce rossa, non si usa la storia così, per giustificare la propria coscienza e sentirsi migliori. La storia ha una sua dignità, indipendentemente dalla religione cui si aderisce: non penso che evitare di mettere il cristianesimo dappertutto sminuisca. E, soprattutto, la storia non è mai "politicamente corretta". E' ridicolo rieditare Alexander, come fanno in America, perché non si accetta la sua bisessualità. Assurdo dire, come disse un direttore televisivo presentando Rome nel corso di uan trasmissione geriatrica in cui feci da claque (per l'affitto cosa non si fa), che "per fortuna, la nostro cultura è ben diversa". Si, diversa: in guerra scorre sangue verde, come nei videogiochi. Gli adulti stuprano bambini ma non è la cuoca a scovarli, è Youtube. Per favore... chi non sa apprezzare la storia, si dedichi ad altre materie. Nella sua scomoda crudezza, la Storia addita le nostre debolezze e denuda le nostre meschinità.