La televisione, media principe dei nostri giorni (e lieta epoca sarà, quando verrà scalzata da un web di qualità e dalla riscoperta del libro), sta di recente interessandosi di nuovo dell'antichità. C'è modo e modo per farlo, vediamo - senza peli sulla lingua, maanche senza pretese eccessive - cosa è passato sui nostri schermi, e per cosa vale la pena, magari, di sfruttare la tesserina del Blockbuster. Parleremo di Rome, serie Tv d'oltreoceano e di classe mai vista, deil film Tv di Uli Endel e della serie Imperium della RAI. Posso anticipare che l'ordine scelto non è affatto casuale... ROME Iniziamo da questa serie, vuol dire farlo dalla crema. Mi ostino a chiamarla Rome, col titolo inglese perché è una serie da vedere rigorosamente in versione e lingua originale: per un'idiozia italiota, molte scene sono state girate in una versione studiata apposta per non turbare la sensibilità italiana. Quindi le natiche - tranquillamente visibili dai marmi antichi agli stacchetti che popolano ogni varietà - vengono costantemente avvolte in drappi purpurei, e così via. Per altro gli attori, tutti bravissimi ed estremamente credibili, recitano in un ottimo inglese british, quindi comprensibilissimo e anche istruttivo. Presto una gallery, in fervida attesa della seconda serie.
GIULIO CESARE Mediaset ha trasmesso una miniserie in due parti sulla vita di Giulio Cesare. Il mio giudizio a riguardo è abbastanza articolato. Diciamo che la prima e la seconda sono profondamente diverse come qualità. La prima parte, infatti, va dalle proscrizioni sillane al triumvirato, quindi vuol narrare vita e formazione del giovane Cesare. Non è facile farlo, perché il periodo è lunghissimo e gli episodi marginali vanno trattati con cura, spiegati, altrimenti conviene ometterli per evitare che diventino incomprensibili, come invece accade. Per esempio è narrato il rapimento di Cesare ad opera dei pirati. Non si capisce molto se non si conosce già l'evento e comunque per l'impossibilità di renderlo tutto si è scelto di farne un riassunto assolutamente insipido e menomato, per altro, della volitiva vendetta di Cesare. Insomma, un fallimento. Ci sono, per converso, alcune scene visivamente molto felici, come il matrimonio di Giulia e Pompeo - notare il colore del velo- e comunque si getta sui personaggi già una luce diversa. Insomma, ho apprezzato che per una volta Cesare non sia la caricatura di Mussolini, come in tutti i filmoni del tempo che fu. Bello il pezzo in cui Cesare inizia l'assedio di Alesia, ma proprio quando il film inizia a prender ritmo, finisce la prima parte. I costumi sono belli e quasi tutti gli attori sono credibili. Per quanto Silla sia un po' eccessivo (sembra Darth Vader! :-) ) l'interpretazione di Richard Harris è divertente. basta dimenticare che,appunto, si tratta di Silla e non di un Sith. IMPERIUM In RAI, invece, è trasmessa e -deo gratias- interrotta una serie di telefilm del progetto Imperium. Non vorrei sembrare faziosa se li definisco davvero tremendi... Ho visto tutto Augustus, che per molti aspetti è più fedele alla storia rispetto al tf di Uli Endel su Cesare. Tuttavia, forse proprio per questo, l'ho trovato un pò noioso. Tra un film e un documentario ci sono delle differenze, e se esiste la licenza poetica -che, se ben sfruttata, è anche ben accetta- certamente c'è qualche motivo... Nota di merito, l'attore che interpreta il giovane Ottaviano: ha una somiglianza somatica davvero impressionante, sembra di vedere viva e vitale la celebre statua di Augusto di Prima Porta. Nota di demerito, l'atroce Cleopatra di Anna Valle. La regina egiziana non è un personaggio semplice da rendere senza cadere negli stereotipi - e fin'ora, nessuno mi sembra esserci riuscito- ma se recitata male e vestita come una donnina di Briatore è inguardabile e inaccettabile... ci sono delle scene in cui è involontariamente comica, come quando l'aspide fatale le striscia addosso e lei ha strani spasmi: verrebbe da ricordarle la differenza tra un aspide e un vibratore ... O quando davanti ad Antonio morto - infilzato indegnamente come un pollo allo spiedo - reclina la testa all'indietro, corpo immobile, e come climax spara un urlo isterico. Anche Antonio va maluccio. Praticamente passa il film in orizzontale, nell'alcova. E, alla fine, la sviolinata non poteva mancare: Augusto morente dichiara che durante il suo regno è nato Gesù Cristo. Siamo seri: Augusto non immaginava minimamente chi fosse nato durante il suo regno, e manco gli importava, come non importò agli imperatori per i lunghi secoli in cui i cristiani furono una piccola setta, fino a che Costrantino si è trovò a scegliere tra Cristo e Mitra! Poi è uscito Nerone.... o meglio, San Paolo. Mi sono rifiuata di vederlo. Una serie di luoghi comuni su Nerone e i Cristiani, il povero Lucio Domizio Enobaro che davanti a Roma in fiamme fa la faccia da Dottor Male ed esclama (magari con il canino che luccica, come nei cartoni animati) "I crissstianiiii....siii..." Non si spara sulla croce rossa, non si usa la storia così, per giustificare la propria coscienza e sentirsi migliori. La storia ha una sua dignità, indipendentemente dalla religione cui si aderisce: non penso che evitare di mettere il cristianesimo dappertutto sminuisca. E, soprattutto, la storia non è mai "politicamente corretta". E' ridicolo rieditare Alexander, come fanno in America, perché non si accetta la sua bisessualità. Assurdo dire, come disse un direttore televisivo presentando Rome nel corso di uan trasmissione geriatrica in cui feci da claque (per l'affitto cosa non si fa), che "per fortuna, la nostro cultura è ben diversa". Si, diversa: in guerra scorre sangue verde, come nei videogiochi. Gli adulti stuprano bambini ma non è la cuoca a scovarli, è Youtube. Per favore... chi non sa apprezzare la storia, si dedichi ad altre materie. Nella sua scomoda crudezza, la Storia addita le nostre debolezze e denuda le nostre meschinità.
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